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COMMENTO ALLE POESIE DI ELENA GIULIA BELOTTI
 
Ancor prima di leggere il testo poetico, il lettore rimarrà probabilmente stupito dall’assenza in tali liriche di una struttura metrica definita. Commette un grave errore tuttavia chi pensa che la mancanza di un metro stabilito risulti sinonimo di caos e disordine. Vi sono infatti altri aspetti che possono donare ad una lirica ordine e compostezza; nelle poesie di Elena Giulia Belotti il senso di equilibrio e l’armonia vengono conferiti prevalentemente dall’accurata scelta dei vocaboli, che invita il lettore a soffermarsi su ogni singola parola per comprendere al meglio il significato.
Durante una prima lettura delle liriche colpisce innanzitutto l’approccio molto originale dell’autrice; la poetessa osserva in maniera scrupolosa tutto ciò che le sta attorno e in particolare riserva alla natura una grande attenzione. Il suo obiettivo pare quello di indagare le cause dei fenomeni naturali, ma anche quello di farci scoprire e conoscere l’ambiente e le sue caratteristiche.
L’autrice sceglie di trattare della natura vari aspetti, quali la ciclicità delle stagioni (Stagioni), il contrasto tra elementi naturali e artificiali (Albero bianco)…
La lirica in cui appare tuttavia più forte il legame tra Elena Giulia Belotti e l’ambiente a lei circostante si rivela “Fiori”. Qui la natura non solo viene osservata con uno sguardo attento, viene addirittura contemplata e ad essa è attribuita una straordinaria importanza. Inizialmente tale poesia pare scritta dagli occhi di una persona laica che ha l’intento di invitare il lettore al rispetto e alla tutela dell’ambiente. Tale dato viene però smentito dall’ultimo verso “orate pro nobis”, che conferisce all’intera poesia non solamente un tono solenne, ma anche religioso, così da richiamare il celebre Cantico delle creature.
 
Altissimu, onnipotente bon Signore,
Tue so' le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione.

Ad Te solo, Altissimo, se konfano,
et nullu homo ène dignu te mentovare.

Laudato sie, mi' Signore cum tucte le Tue creature,
spetialmente messer lo frate Sole,
lo qual è iorno, et allumeni noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significatione.

Laudato si', mi Signore, per sora Luna e le stelle:
in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle.

Laudato si', mi' Signore, per frate Vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento.

Laudato si', mi' Signore, per sor Aqua,
la quale è molto utile et humile et pretiosa et casta.

Laudato si', mi Signore, per frate Focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.

Laudato si', mi Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo amore
et sostengono infirmitate et tribulatione.

Beati quelli ke 'l sosterranno in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato si' mi Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente po' skappare:
guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no 'l farrà male.

Laudate et benedicete mi Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate.
 
 
Questa preghiera è volta all’esaltazione dell’amore divino, che si manifesta nelle creature stesse. Come in San Francesco, anche nella poesia di Elena Giulia Belotti possiamo riscontrare una visione positiva della natura, la quale si mostra parte integrante dell’autrice; a questa è affidato addirittura l’importante compito di pregare per noi, per l’umanità. L’atto di pregare generalmente si rivela proprio di persone credenti oppure di santi e uomini che durante la propria vita si sono completamente dedicati alla preghiera e al prossimo.
Nelle liriche di questa poetessa possiamo a mio avviso trovare oltre a San Francesco, altri grandi autori.
Ritengo che la celebre poesia “Novembre” di Pascoli presenti varie analogie con la lirica Stagioni.
 
Novembre
  

Gemmea l'aria, il sole così chiaro
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
e del prunalbo l'odorino amaro
senti nel cuore...


Ma secco è il pruno e le stecchite piante
di nere trame segnano il sereno,
e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante
sembra il terreno.

Silenzio, intorno; solo, alle ventate
odi lontano, da giardini ed orti,
di foglie un cadere fragile. E' l'estate
,
fredda, dei morti.


In entrambe le poesie ricoprono un ruolo rilevante i sensi, in prevalenza l’udito e la vista.
Vi sono alcuni elementi che compaiono in entrambe le liriche come le foglie; Pascoli scrive: “…di foglie un cadere fragile”; Elena Giulia Belotti invece nella sua lirica dice: “..Nello scrosciare dolce tra le foglie la pioggia…”. Nel primo caso le foglie compiono un azione: il cadere, mentre nel secondo si ritrovano a subire un’azione: quella della pioggia che scroscia tra esse. Nelle due citazioni si trovano attributi, quali fragile e dolce, che presentano un significato analogo nel contesto, in quanto in entrambi i casi si intende sottolineare il modo cauto e quasi delicato in cui avviene l’azione.
Altro autore, nelle cui poesie emerge fortemente uno stretto rapporto tra uomo e natura, risulta Gabriele D’Annunzio e in particolare la poesia che si rivela più vicina al pensiero e alle opere di Elena Giulia Belotti è “La pioggia nel pineto”.
 
Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.

Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitío che dura
e varia nell'aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancóra, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.

Ascolta, ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s'ode voce del mare.
Or s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta; ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.

Piove su le tue ciglia nere
sìche par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le pàlpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alvèoli
con come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i mallèoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri vólti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione.

 
In questa lirica la natura ha un’importanza rilevante, a tal punto che le figure umane, che stanno passeggiando all’interno di una pineta, compiono una metamorfosi. Dapprima si confondono con la selva (piove su i nostri vòlti silvan,), poi Ermione,  paragonata agli elementi della natura (il volto come una foglia, le chiome come le ginestre), si trasforma in una ninfa del bosco (virente), infine sia l’autore che l’amata diventano addirittura parte integrante dell’ambiente in sé : il cuore è come una pesca, gli occhi sono come sorgenti, i denti sono mandorle acerbe.
In tale poesia viene accentuato lo stretto rapporto tra uomo e natura; si può percepire questo dato prevalentemente nella poesia “Fiore di Ghiaccio”. Qui, viene innanzitutto descritto minuziosamente il fiore di ghiaccio, che brilla alla luce del sole. La poesia si conclude poi con il suo scioglimento: il ghiaccio diventa acqua, che dissetando ogni creatura costituisce la più importante fonte di vita. Nell’ultimo verso del componimento viene utilizzato il sostantivo fratelli per indicare sia gli animali che gli uomini. Questo conferma non solo la grandezza del rapporto che si instaura tra il singolo individuo e gli elementi naturali; ritengo anche che l’autrice intenda sottolineare la cura e il rispetto che gli uomini devono tenere verso l’ambiente, in quanto quest’ultimo ci assicura le risorse di sostentamento.
Seppur la natura costituisca senza dubbio il tema fondamentale dell’opera di Elena Giulia Belotti, si possono trovare altre tematiche secondarie, tra cui quella del tempo. Sin dall’antichità l’uomo si è interrogato sulla vita dopo la morte e sul destino dell’intera umanità. Nel Medioevo il tempo era considerato secondo una rappresentazione della volontà divina. Il primo grande autore che tratta questa tematica in maniera molto approfondita risulta Petrarca. Emerge molto bene questo tema nella lirica “La vita fugge e non s’arresta un’ora”.
 
La vita fugge, et non s’arresta una hora,
et la morte vien dietro a gran giornate,

et le cose presenti et le passate
mi dànno guerra, et le future anchora;  
    e ’l rimembrare et l’aspettar m’accora,
or quinci or quindi, sí che ’n veritate,

se non ch’i’ ò di me stesso pietate,
i’ sarei già di questi penser’ fòra.
Tornami avanti, s’alcun dolce mai
ebbe ’l cor tristo; et poi da l’altra parte

veggio al mio navigar turbati i vènti;
veggio fortuna in porto, et stanco omai
il mio nocchier, et rotte arbore et sarte,

e i lumi bei che mirar soglio, spenti.                                                                                         
La morte di Laura, togliendo spazio alle speranze, lascia Petrarca in uno stato di prostrazione in cui ricordare e prospettare sono ugualmente angosciose. Il tempo, pur così ostile, appartiene a Dio e l’uomo non può disporne. Molto significativa a mio parere appare la prima quartina: il poeta immagina vita e morte personificate, l’una in fuga, l’altra militarmente in inseguimento a marce forzate (Tra i due elementi si pone il poeta, su cui convergono, in arme, il passato, il presente e il futuro.  Secondo l’autore, così come egli stesso ci testimonia in altri testi, nulla dura per sempre. In una delle sue opere scrive: “…che quanto piace al mondo è breve sogno”; con questa frase sintetizza una delle tematiche centrali del Canzoniere: la labilità delle cose.                                                                                                                              In una delle liriche di Elena Giulia Belotti (“Cerchi d’acqua”) compaiono per ben due volte espressioni legate fortemente alla scansione temporale : del Sempre del tempo, nel Giorno dell’Uomo. Apparentemente queste paiono in contraddizione tra loro: la prima esprime l’eternità, mentre la seconda intende sottolineare la fugacità e la brevità della vita umana. Un contrasto analogo appare nella poesia Santo Salmastro , in cui la pietra viene definita allo stesso tempo eterna e decrepita.                                                                                                                                                               

Non voglio ulteriormente dilungarmi, ma sono rimasta molto impressionata da queste poesie; in particolare mi hanno colpito le liriche “Stagioni” e “Fiori”. Le parole e il modo di scrivere di quest’autrice non solo si rivelano molto efficaci, risultano anche uno strumento per la riflessione su varie tematiche.  

 Ho sempre pensato che tutti siamo un po’ poeti, anche se pochi,  la storia ce lo conferma, grazie ai propri scritti sono riusciti a emergere e a raggiungere la celebrità. Leggendo questi componimenti mi sono veramente resa conto di trovarmi di fronte ad una grandissima poetessa, capace di suscitare con le parole forti emozioni, che sa guardare il mondo con occhi diversi, che sa farti sentire parte integrante della sua poesia.

                                                    
B.K.
 

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